giovedì 22 marzo 2012

da bambina ....

 Una sera mentre mangiavamo, la mia piccola: “mamma tu non ci racconti mai di quando eri bambina, come fa il papà.”
“è perché la mamma non viveva in un paese piccolo ma in una città, non poteva fare tutto quello che facevamo i miei amici ed io” ...
“da bambina … i miei ricordi sono sparsi, come quando cade un bicchiere e si rompe, alcuni pezzi sono grandi, hanno forma e colori, si riesce a ricollocarli, altri sono piccoli e non si saprebbe come disporli per ricostruire l’insieme. Alcuni li ritrovi vicino ai piedi e li raccogli subito, altri finiscono sotto i mobili e chissà quando li ritroverai. Alcuni tagliano, bisogna avere attenzione. Altri si possono tenere in mano e guardarci attraverso con un po’ di nostalgia per ciò che erano.
Abitavamo in una casetta che un tempo era la portineria della ditta accanto. Aveva un grande terreno attorno ed il suo utilizzo era compreso nell’affitto. C’era un tavolo grande in giardino, l’altalena, l’orto, una tartaruga, dei gatti ed un cane. C’erano diverse piante, dei pini molto alti, con i tronchi grossi che non ci si arrivava ad abbracciarli. C’era  un bellissimo ciliegio. Mi ricordo il rosso dei suoi frutti, le foglie ricoperte dagli afidi e le gatole, specie di bruchi ricoperti di pelo che se ci penso ancora oggi mi viene la pelle d’oca.
Non sono andata all’asilo perché mio fratello, di quattro anni più grande, era andato due giorni e aveva pianto tutto il tempo, quindi mia mamma aveva pensato che sarebbe stato lo stesso per me. Stavo con mia nonna che mi raccontava storie della sua terra, mi insegnava a fare le torte e i pon-pon con la lana oppure nel retrobottega a disegnare o a inventare piccoli gioielli con i fili di rame scartati dagli operai. 
Il lavoro dei miei genitori e forse anche il carattere introverso e tranquillo di mia madre, lasciava poco spazio alla vita sociale. Credo di non avere avuto amici fino a quando non ho cominciato la scuola. Il primo giorno me lo ricordo benissimo.
Mia madre mi aveva accompagnata in classe, dopo aver parlato brevemente con la maestra, mi aveva salutata e rassicurata che sarebbe venuta a riprendermi all’uscita. Non aveva fatto in tempo ad arrivare in fondo al corridoio che io l’avevo raggiunta correndo. Così mi aveva riaccompagnata in classe e fatta sedere nel banco. Per altre due volte si era ripetuta questa scena. Poi una bambina con i capelli lunghi castani ed un bel sorriso si era seduta vicino a me e tenendomi la mano mi aveva detto: “dai, stai qui con me”. Quella bambina sarebbe stata la mia grande amica fino alla terza media. Poi ci siamo perse di vista.
La domenica andavamo in un piccolo paesino di montagna a un’ora di macchina da casa nostra, dove avevamo una casa in affitto per tutto l’anno. Era anche il luogo delle nostre vacanze. All’inizio di luglio mio fratello ed io traslocavamo a Colle di Sogno con la nonna. I miei lavoravano e ci raggiungevano il sabato per trascorrere con noi il week-end. Qualche volta capitava che anche in settimana venissero a trovarci, alla sera. Portavano la spesa e si fermavano a cena.  I primi anni non avevamo neanche il bagno, ci si lavava in un grosso catino con l’acqua scaldata sulla stufa a legna e il gabinetto era nel cortile dietro casa nostra ed era in comune con le altre case.  Andavamo a comprare il latte dalla signora che aveva le mucche, all’inizio del nostro sentiero. Mia nonna a volte toglieva la panna e poi la montava con uno di quei frullini a manovella che a noi piaceva tanto far girare. Poi c’era il contadino che ci dava le uova. Io non ci andavo mai da sola perché aveva un grosso cane lupo che mi faceva paura.
Nei mesi di luglio ed agosto era bello perché le case vicine alla nostra si riempivano di villeggianti. C’erano due bambini pressappoco della mia età che venivano tutte le estati. Erano di una città vicino a Milano. Mi ricordo gli occhi azzurri del fratello minore e il viso lungo e con gli occhiali di quello più grande. Erano i nostri amici del Colle. Con loro facevamo scorribande su e giù per il paese, diventavamo esploratori, cow-boy o indiani con le fionde e gli archi fatti con i rami delle piante.
Colle era un mondo a sé.  Negli armadi i vestiti che in città non mettevamo più. I servizi di piatti scompagnati e le tazze della colazione una diversa dall’altra. I secchi da riempire alla fontana quando l’acqua non arrivava dalle condutture. L’odore della stufa a legna in cucina. La porta tenuta sempre aperta da un vecchio ferro di cavallo e le persone che entravano semplicemente chiedendo permesso. La fila dei vecchi, alla sera, seduti sul muretto a lato del sentiero, a chiacchierare in dialetto, con lo sguardo sereno e la bocca con pochi denti. La piccola bottega dove si poteva comprare il pane, la verdura coltivata negli orti, i formaggi ed il libretto blu dove si segnava il conto da pagare a fine settimana. Il bar della locanda dove ogni tanto avevamo il permesso di andare a comprarci il gelato e dove i vecchi passavano il pomeriggio fumando e giocando a carte. La cappelletta con la statua della madonna dove si andava a dire il rosario. Le donne con i grembiuli e il foular in testa, alcune sempre vestite di nero, segno di qualche loro caro che non c’era più. Le riunioni, dopo pranzo nelle case per bere il caffè. Le gite alla fontana con l’acqua ghiacciata da non riuscire a metterci sotto le mani, alla chiesetta bianca che spiccava nel grande prato o alle tre cime con le croci. Le macchine si fermavano fuori dal paese dove c’era un parcheggio e da lì si poteva proseguire solo a piedi. I sentieri con i sassi e le erbacce alte che facevano il solletico sulle gambe scoperte. E i nomi di tutti i bambini gridati dalle mamme all’ora di cena che echeggiavano per tutto il paese. 
Credo di aver vissuto in quel  piccolo paesino i momenti più belli della mia infanzia."

Questi sono i miei ricordi ... e i vostri? C'è un piatto che vi ricorda la vostra infanzia? 
Per me: la torta di mele di mia nonna!
Non è un contest (non saprei nemmeno come fare!) ma mi piacerebbe conoscere i vostri ricordi dell'infanzia. Se vi va potete scriverli in un post magari con la ricetta di quella cosa che mangiavate e che vi piaceva davvero tanto e poi segnalarmelo con un commento ed io verrò a curiosare.



Vi segnalo anche un libro: "Da Bambina" di Marina Corradi. 
E' il racconto delle estati trascorse durante la sua infanzia nella casa a Cortina tra le montagne del Trentino, che sembrano prendere vita ed avere sentimenti. E' un ricordare i luoghi, le persone ed i profumi che riempivano le sue vacanze e attraverso questi ricordi guardare al rapporto con sua madre.
"Se potessi scegliere il tuo paradiso, ti riporterei in quella casa di montagna: prima che il mondo per te crollasse. Prima; quando la tua presenza era per me così certa e forte che per ore potevo vagabondare fra cortili e fienili, inseguendo ombre e sogni; sicura che in casa ad aspettarmi tu c'eri. Della mia felice libertà di quelle estati tu sei il silenzioso fondamento; tu il mare, cui ogni sera, come un fiume, ritornavo.".










martedì 13 marzo 2012

risotto semi-integrale all'arancia

Quando pranziamo da soli, mio marito ed io, e per lui ho preparato qualcosa di glutinoso, faccio esperimenti monodose per me. E' capitato così per questo riso all'arancia.
Prima di tutto il riso. Era un po' che volevo provare il riso integrale, ma quando sono andata al negozio bio non ho osato tanto perchè vedevo già il naso dei miei bambini arricciarsi davanti al colore scuro del riso e così ho optato per una soluzione intermedia ed ho comprato quello semi integrale, che a mio avviso cambia sì di colore, la consistenza è sicuramente migliore ma non mi sembra che abbia un sapore particolare o comunque non così diverso.
L'abbinamento con l'arancia è stato casuale perchè non mi andava il solito riso con verdure o zafferano e visto che la mattina avevo comprato una bella cassetta di arance ho provato, e devo dire che mi è piaciuto. Lo so che il risotto all'arancia non l'ho inventato io ... ma mi è venuto bene e volevo farvelo vedere!!!!
Ingredienti per una persona: 70 gr riso semi integrale carnaroli bio, mezzo scalogno, poco vino bianco, il succo e la scorza grattuggiata di un'arancia, una noce di burro, brodo vegetale.
Ho tritato lo scalogno e l'ho fatto soffriggere con il burro. Ho versato il riso e l'ho fatto tostare prima di bagnarlo con il vino, ed una volta evaporato il vino ho versato il succo d'arancia. Ho aggiunto il brodo e continuato la cottura. A pochi minuti dalla fine ho aggiunto la scorza dell'arancia. Spento il fuoco ho messo un cucchiaio di parmigiano e ancora un pochino di burro per farlo mantecare.