giovedì 24 maggio 2012

stinco di maiale, sotto pressione, "grillato", arrostito e mangiato.

Ovvero come ti cucino lo stinco di maiale in due ore anzichè quattro, senza che nessuno se ne accorga. Insomma sarà capitato anche a voi di non aver pensato al pranzo della domenica e sabato sera, prima dell'agognato riposo notturno, avere un flash e pensare: "che cosa mangiamo domani a pranzo?". Adesso non è che tutta la mia vita ruota attorno al cibo, anzi ... ma appunto per questo dovrei pensarci prima in modo da non dovermi alzare alle 7 della domenica per cucinare. Questo sabato è andata così, presa da mille cose, mi sono ridotta a guardare nel freezer alle undici di sera e spostando del pane, dei cubetti di bietole surgelate e dei piselli  mi sono imbattuta negli unici pezzi di carne che c'erano: due stinchi di maiale. Va beh, ho pensato, domani mi alzerò presto in modo da riuscire a cuocerli prima di andare a messa con il resto della famiglia. Ovviamente la domenica mattina la sveglia non si punta e le sveglie umane che di solito passano dalla nostra camera a chiedere le cose più impensabili quando servono trovano altro da fare. Fatto è che mi sono svegliata alle 9. Bellissimo .... e lo stinco? Andiamo di pentola a pressione anche se non viene proprio come piace a noi quando lo lasciamo cuocere piano piano per 4 ore. Quindi ho messo gli aromi (salvia, rosmarino e aglio) nella pentola e ho fatto rosolare i due stinchi. Poi li ho bagnati con un bicchiere di vino bianco e quando è evaporato li ho salati, ho aggiunto un po' di acqua e cotti per 45' nella pentola a pressione. Finito il tempo di cottura li ho trasferiti sulla placca da forno, ricoperta di carta da forno, e li ho passati sotto il grill per circa 30', girandoli e salandoli un pochino. Intanto ho fatto rapprendere il sugo in una pentola normale. Tolti dal forno li ho messi nella pentola con il loro sugo e li ho fatti cuocere a fuoco basso ancora 30'. Adesso lo so che sembra macchinoso e forse inutile ma vi assicuro che la carne era morbida dentro e con una gustosa crosticina all'esterno e quindi ne valeva la pena ... Noi li abbiamo mangiati con patate novelle (con buccia) saltate in padella e con Cecilia, l'amichetta di Chiara autoinvitatasi all'uscita da messa, che quando vede lo stinco fa sempre un gran sorriso!


giovedì 3 maggio 2012

risotto agli asparagi e pizzocheraia ... e "non c'ho proprio voglia!"

Sarà che fa parte del mio carattere entusiasmarmi per qualcosa e poi dopo un po' tempo stancarmi e dirigermi verso altro (non vale per i rapporti personali, quindi vorrei rassicurare mio marito nel caso leggesse il post!). Sarà perchè effettivamente in questo periodo ci sono diversi impegni (domenica 13 Prima Comunione di Chiara, sabato 12 al pomeriggio Cresima di Ale e al mattino ritiro del piccolo dopo 3 giorni in montagna con la scuola). Sarà che vorrei evitare di cucinare per evitare di mangiare, lo so che non si fa, che non è salutare, che non va bene .....bla bla bla e so anche che prima o poi mi ritornerà un po' di voglia di fare, sperimentare, provare, ma per il momento non c'ho proprio voglia di cucinare.
Vi lascio quindi una ricetta di sopravvivenza:



RISOTTO AGLI ASPARAGI E PIZZOCCHERAIA
Ingredienti per una persona: 70gr riso semintegrale bio, mezzo scalogno, olio d'oliva, 3 asparagi (meglio se fini), un pochino di vino bianco, brodo q.b. (io l'ho fatto usando il dado bimby vegetale) un pezzetto di formaggio "pizzoccheraia" (non l'ho pesato ma credo circa 50gr).

Far soffriggere in una padella lo scalogno tritato finemente con l'olio. Aggiungere il riso e farlo tostare qualche minuto, poi bagnare con il vino bianco. Sfumato il vino aggiungere gli asparagi tagliati a pezzetti piccoli, aggiungere il brodo e proseguire la cottura (con il mio riso circa 20'). Quando il riso è cotto aggiungere il formaggio tagliato a dadi e mantecare.
Questo formaggio è un latteria particolarmente dolce e morbido che crea una crema nel risotto ... anche io che non amo i formaggi devo dire che l'ho apprezzato.

giovedì 22 marzo 2012

da bambina ....

 Una sera mentre mangiavamo, la mia piccola: “mamma tu non ci racconti mai di quando eri bambina, come fa il papà.”
“è perché la mamma non viveva in un paese piccolo ma in una città, non poteva fare tutto quello che facevamo i miei amici ed io” ...
“da bambina … i miei ricordi sono sparsi, come quando cade un bicchiere e si rompe, alcuni pezzi sono grandi, hanno forma e colori, si riesce a ricollocarli, altri sono piccoli e non si saprebbe come disporli per ricostruire l’insieme. Alcuni li ritrovi vicino ai piedi e li raccogli subito, altri finiscono sotto i mobili e chissà quando li ritroverai. Alcuni tagliano, bisogna avere attenzione. Altri si possono tenere in mano e guardarci attraverso con un po’ di nostalgia per ciò che erano.
Abitavamo in una casetta che un tempo era la portineria della ditta accanto. Aveva un grande terreno attorno ed il suo utilizzo era compreso nell’affitto. C’era un tavolo grande in giardino, l’altalena, l’orto, una tartaruga, dei gatti ed un cane. C’erano diverse piante, dei pini molto alti, con i tronchi grossi che non ci si arrivava ad abbracciarli. C’era  un bellissimo ciliegio. Mi ricordo il rosso dei suoi frutti, le foglie ricoperte dagli afidi e le gatole, specie di bruchi ricoperti di pelo che se ci penso ancora oggi mi viene la pelle d’oca.
Non sono andata all’asilo perché mio fratello, di quattro anni più grande, era andato due giorni e aveva pianto tutto il tempo, quindi mia mamma aveva pensato che sarebbe stato lo stesso per me. Stavo con mia nonna che mi raccontava storie della sua terra, mi insegnava a fare le torte e i pon-pon con la lana oppure nel retrobottega a disegnare o a inventare piccoli gioielli con i fili di rame scartati dagli operai. 
Il lavoro dei miei genitori e forse anche il carattere introverso e tranquillo di mia madre, lasciava poco spazio alla vita sociale. Credo di non avere avuto amici fino a quando non ho cominciato la scuola. Il primo giorno me lo ricordo benissimo.
Mia madre mi aveva accompagnata in classe, dopo aver parlato brevemente con la maestra, mi aveva salutata e rassicurata che sarebbe venuta a riprendermi all’uscita. Non aveva fatto in tempo ad arrivare in fondo al corridoio che io l’avevo raggiunta correndo. Così mi aveva riaccompagnata in classe e fatta sedere nel banco. Per altre due volte si era ripetuta questa scena. Poi una bambina con i capelli lunghi castani ed un bel sorriso si era seduta vicino a me e tenendomi la mano mi aveva detto: “dai, stai qui con me”. Quella bambina sarebbe stata la mia grande amica fino alla terza media. Poi ci siamo perse di vista.
La domenica andavamo in un piccolo paesino di montagna a un’ora di macchina da casa nostra, dove avevamo una casa in affitto per tutto l’anno. Era anche il luogo delle nostre vacanze. All’inizio di luglio mio fratello ed io traslocavamo a Colle di Sogno con la nonna. I miei lavoravano e ci raggiungevano il sabato per trascorrere con noi il week-end. Qualche volta capitava che anche in settimana venissero a trovarci, alla sera. Portavano la spesa e si fermavano a cena.  I primi anni non avevamo neanche il bagno, ci si lavava in un grosso catino con l’acqua scaldata sulla stufa a legna e il gabinetto era nel cortile dietro casa nostra ed era in comune con le altre case.  Andavamo a comprare il latte dalla signora che aveva le mucche, all’inizio del nostro sentiero. Mia nonna a volte toglieva la panna e poi la montava con uno di quei frullini a manovella che a noi piaceva tanto far girare. Poi c’era il contadino che ci dava le uova. Io non ci andavo mai da sola perché aveva un grosso cane lupo che mi faceva paura.
Nei mesi di luglio ed agosto era bello perché le case vicine alla nostra si riempivano di villeggianti. C’erano due bambini pressappoco della mia età che venivano tutte le estati. Erano di una città vicino a Milano. Mi ricordo gli occhi azzurri del fratello minore e il viso lungo e con gli occhiali di quello più grande. Erano i nostri amici del Colle. Con loro facevamo scorribande su e giù per il paese, diventavamo esploratori, cow-boy o indiani con le fionde e gli archi fatti con i rami delle piante.
Colle era un mondo a sé.  Negli armadi i vestiti che in città non mettevamo più. I servizi di piatti scompagnati e le tazze della colazione una diversa dall’altra. I secchi da riempire alla fontana quando l’acqua non arrivava dalle condutture. L’odore della stufa a legna in cucina. La porta tenuta sempre aperta da un vecchio ferro di cavallo e le persone che entravano semplicemente chiedendo permesso. La fila dei vecchi, alla sera, seduti sul muretto a lato del sentiero, a chiacchierare in dialetto, con lo sguardo sereno e la bocca con pochi denti. La piccola bottega dove si poteva comprare il pane, la verdura coltivata negli orti, i formaggi ed il libretto blu dove si segnava il conto da pagare a fine settimana. Il bar della locanda dove ogni tanto avevamo il permesso di andare a comprarci il gelato e dove i vecchi passavano il pomeriggio fumando e giocando a carte. La cappelletta con la statua della madonna dove si andava a dire il rosario. Le donne con i grembiuli e il foular in testa, alcune sempre vestite di nero, segno di qualche loro caro che non c’era più. Le riunioni, dopo pranzo nelle case per bere il caffè. Le gite alla fontana con l’acqua ghiacciata da non riuscire a metterci sotto le mani, alla chiesetta bianca che spiccava nel grande prato o alle tre cime con le croci. Le macchine si fermavano fuori dal paese dove c’era un parcheggio e da lì si poteva proseguire solo a piedi. I sentieri con i sassi e le erbacce alte che facevano il solletico sulle gambe scoperte. E i nomi di tutti i bambini gridati dalle mamme all’ora di cena che echeggiavano per tutto il paese. 
Credo di aver vissuto in quel  piccolo paesino i momenti più belli della mia infanzia."

Questi sono i miei ricordi ... e i vostri? C'è un piatto che vi ricorda la vostra infanzia? 
Per me: la torta di mele di mia nonna!
Non è un contest (non saprei nemmeno come fare!) ma mi piacerebbe conoscere i vostri ricordi dell'infanzia. Se vi va potete scriverli in un post magari con la ricetta di quella cosa che mangiavate e che vi piaceva davvero tanto e poi segnalarmelo con un commento ed io verrò a curiosare.



Vi segnalo anche un libro: "Da Bambina" di Marina Corradi. 
E' il racconto delle estati trascorse durante la sua infanzia nella casa a Cortina tra le montagne del Trentino, che sembrano prendere vita ed avere sentimenti. E' un ricordare i luoghi, le persone ed i profumi che riempivano le sue vacanze e attraverso questi ricordi guardare al rapporto con sua madre.
"Se potessi scegliere il tuo paradiso, ti riporterei in quella casa di montagna: prima che il mondo per te crollasse. Prima; quando la tua presenza era per me così certa e forte che per ore potevo vagabondare fra cortili e fienili, inseguendo ombre e sogni; sicura che in casa ad aspettarmi tu c'eri. Della mia felice libertà di quelle estati tu sei il silenzioso fondamento; tu il mare, cui ogni sera, come un fiume, ritornavo.".










martedì 13 marzo 2012

risotto semi-integrale all'arancia

Quando pranziamo da soli, mio marito ed io, e per lui ho preparato qualcosa di glutinoso, faccio esperimenti monodose per me. E' capitato così per questo riso all'arancia.
Prima di tutto il riso. Era un po' che volevo provare il riso integrale, ma quando sono andata al negozio bio non ho osato tanto perchè vedevo già il naso dei miei bambini arricciarsi davanti al colore scuro del riso e così ho optato per una soluzione intermedia ed ho comprato quello semi integrale, che a mio avviso cambia sì di colore, la consistenza è sicuramente migliore ma non mi sembra che abbia un sapore particolare o comunque non così diverso.
L'abbinamento con l'arancia è stato casuale perchè non mi andava il solito riso con verdure o zafferano e visto che la mattina avevo comprato una bella cassetta di arance ho provato, e devo dire che mi è piaciuto. Lo so che il risotto all'arancia non l'ho inventato io ... ma mi è venuto bene e volevo farvelo vedere!!!!
Ingredienti per una persona: 70 gr riso semi integrale carnaroli bio, mezzo scalogno, poco vino bianco, il succo e la scorza grattuggiata di un'arancia, una noce di burro, brodo vegetale.
Ho tritato lo scalogno e l'ho fatto soffriggere con il burro. Ho versato il riso e l'ho fatto tostare prima di bagnarlo con il vino, ed una volta evaporato il vino ho versato il succo d'arancia. Ho aggiunto il brodo e continuato la cottura. A pochi minuti dalla fine ho aggiunto la scorza dell'arancia. Spento il fuoco ho messo un cucchiaio di parmigiano e ancora un pochino di burro per farlo mantecare.


mercoledì 22 febbraio 2012

torta all'arancia 3S

soffice, semplice e sicura ... nemmeno io riesco a rovinarla!




L'avevo letta tanti (ma proprio tanti) anni fa su una rivista e la prima volta che l'avevo fatta (ovviamente con il glutine) era piaciuta a tutti, anche a mio papà che è notoriamente un criticone in fatto di cibo.
E' una torta semplicissima adatta alla colazione/merenda ma anche alle grandi occasioni se presa come base e rivisitata con creme, farciture e decori ... cosa che io per pigrizia non faccio mai!
Ingredienti: 2 uova intere, 150gr zucchero (io l'ho sostituito con quello di canna), 100 ml di olio di oliva, 250 gr farina (io ho usato la biaglut), il succo di 2-3 arance, mezza bustina di lievito, un pizzico di sale, la scorza grattuggiata di un'arancia.
Sbattere le uova con lo zucchero e l'olio. Aggiungere la farina e il sale, poi poco alla volta il succo delle arance. Siccome la quantità di succo è variabile, così come "l'assorbenza" delle farine senza glutine, dovete sapervi regolare voi guardando che l'impasto sia liscio, morbido ma non liquido. Alla fine aggiungere la scorza grattuggiata e il lievito. Cuocere in forno caldo a 180° per 40 minuti. In casa nostra si diffonde sempre un piacevole aroma di arancia e la torta sparisce subito!

martedì 24 gennaio 2012

linguine ai missoltini

I missoltini versione italianizzata di "missultitt" sono un prodotto tipo del lago di Como ... e anche di Lecco ( con questo mi attirerò le ire dei comaschi!).
"Fino a pochi anni fa sul lago di Como la prima metà del mese di giugno era consacrata alla pesca dell'agone.
Ogni angolo di riva era occupato da qualche pescatore ed ognuno aveva il suo posto che non poteva essere usurpato. Per chi si permetteva di trasgredire a questa legge mai scritta e di occupare il posto di qualcun altro erano guai. Ognuno abbandonava l'abituale occupazione per dedicarsi alla pesca dell'agone.
Il mezzo privilegiato per la pesca era il pendent. Un'estremità della rete veniva ancorata a riva, l'altra era fissata alla barca che la tirava a semicerchio. I più esperti praticavano anche la pesca veloce "al volo".
Al primo sole estivo, davanti alle case dei paesi rivieraschi si vedevano le lunghe fila di agoni appesi con uno spago ad essiccare, dopo essere state pulite, salate e risciacquate da mani esperte.
Quando la testa scricchiolava alla pressione delle dita, gli agoni venivano staccati e riposti nella misolta di legno disposti a raggera, come i petali di una rosa, inserendo ad ogni strato delle foglie di alloro. L'ultimo strato doveva essere due dita sotto il bordo del mastello, ed i mastelli venivano ammucchiati uno sull'altro e sopra l'ultimo veniva posto un peso in modo che tutti i pesci essiccati venivano compressi.
L'olio che si formava doveva essere prontamente rimosso, altrimenti andava "alla testa" del misultin che lo rendeva giallo e di cattivo sapore e non poteva essere conservato per l'inverno." (wikipedia)
Nel mio rione che è per tradizione di pescatori c'è ancora una famiglia che vive di questa attività. Capita a volte passando davanti al loro cortile di vederli intenti a pulire il pesce o a stendere le reti. Nella loro piccola pescheria oltre al pesce di mare si possono trovare tante specie di pesce di lago, già pulite, sfilettate e pronte per essere messe in padella. Se si vuole un consiglio su come cucinare qualcosa loro sanno dare dritte per ottenere piatti davvero particolari. Quindi se passate da Lecco, passate anche da Ceko il pescatore e da me!!!!

Ingredienti: 350 gr pasta (per me linguine alle 3 farine di Piaceri Mediterranei), due missoltini, uno spicchio di aglio, olio extravergine di oliva, due cucchiai di panna da cucina.
Mentre cuoce la pasta mettere in una padella un po' di olio, lo spicchio di aglio, i missoltini a piccoli pezzi. Lasciar insaporite per pochi minuti. Quando la pasta sarà al dente versatela nella padella con il condimento, aggiungete la panna e fatela saldare per un minuto. E' tutto! Buon appetito.





venerdì 13 gennaio 2012

risotto con erbette ed uva

E dopo il "suo", ecco il "mio" risotto. Ovviamente è monoporzione, come tutti gli esperimenti che faccio, perchè se poi non piace tocca finire tutto a me e le conseguenze sul mio fisico già appesantito sarebbero eccessive.
Ingredienti: tre pugni di riso carnaroli, mezzo scalogno, un pochino di erbette, 10 acini di uva (mi erano avanzati dalla  preparazione di una macedonia), un pochino di vino bianco, brodo vegetale, parmigiano, burro.
Far soffriggere lo scalogno tritato con un  pochino di burro, aggiungere il riso, farlo tostare e bagnare con il vino bianco. Evaporato il vino aggiungere le erbette tagliate fini. Cuocere aggiungendo il brodo poco alla volta. Quando mancano 3 minuti alla fine della cottura aggiungere gli acini di uva tagliati a metà e mondi dai semi. Finire di cuocere, mantecare con burro e parmigiano. 
Le mie erbette erano "un po' passate là" e quindi  amarognole, l'uva ha compensato dolcemente il loro gusto.