mercoledì 24 febbraio 2010

piadine senza glutine

Qualche settimana fa ho invitato per una serata di cucina senza glutine una mia amica e sua sorella che ha una bimba celiaca e questa è la ricetta che ha realizzato con noi.

ingredienti:

250 gr preparato per piadina "il pane di Anna"
150 gr acqua
4 cucchiai di olio d'oliva

Lavorare bene tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido ma abbastanza compatto che non si appiccichi alle mani, in tal caso aggiungere un po' di farina (senza esagerare altrimenti restano troppo dure).
Fare delle palline del diametro di circa 5 cm e stenderle con il mattarello in modo da ottenere una sfoglia abbastanza sottile ma che non si rompa.
Scaldare la piastra per le piadine (va bene anche una qualsiasi pentola antiaderente) e cuocere una alla volta le piadine. Sono sufficienti 2-3 minuti per parte, quando cominciano a comparire piccole bolle e la piadina inizia a prendere colore.
Farcire a piacere con affettati, formaggi o verdure. Quella sera noi le abbiamo usate come dolce riempiendole con la nutella! Mi sono dimenticata di fare le foto ma vi garantisco che erano buone....quasi come quelle con il glutine!
Un grazie alla mia amica Gloria e sua sorella Mary per la serata e questa ricetta.

lunedì 22 febbraio 2010

TORTA DI MELE

Lei faceva tutto "a occhio", niente bilancia, niente contenitori graduati. Cominciavamo sbattendo le due uova intere con 5-6 cucchiari di zucchero. Io ero la sua manovalanza, cucchiaio di legno e tanta energia....girare, girare fino a quando le uova e lo zucchero diventavano una schiuma gialla chiara. A questo punto lei aggiungeva il burro fuso, due pezzettoni, e la schiuma diventava una crema soffice e spumosa, sempre più chiara e buonissima. Chissà se nelle dosi teneva conto anche dei miei ripetuti assaggi di questa crema? Poi era la volta della farina, due cucchiai per volta (per tutta la torta ce ne volevamo dieci o dodici) alternati a qualche goccio di latte in modo che la consistenza restasse sempre uguale, cremosa, non troppo liquida. Un pizzico di sale, la buccia di un limone grattuggiato e mezza bustina di lievito setacciato con un cucchiaino di farina ed avevamo quasi finito....dopo mezz'ora di "girare, girare dal centro verso l'esterno e viceversa in modo che tutto si amalgami bene!". Lei preparava tre grosse mele. Una tagliata a pezzetti piccoli da mettere direttamente nell'impasto le altre due tagliate a fette da inserire sopra dopo avere messo tutto nella tortiera imburrata e spolverizzata con pane grattuggiato. Sopra di tutto metteva dei fiocchetti di burro e un poco di zucchero che con la cottura caramellava. E alla fine in forno per quasi un ora....ma già dopo una decina di minuti nella cucina si spandeva il dolce e morbido profumo di mele cotte e zucchero.
La mia nonna se n'è andata due settimane fa, dopo una vita vissuta bene, all'età di 96 anni e questa torta fa parte dei ricordi di lei, di quando ero piccola e andavo da lei la domenica mattina a preparare la torta che poi mangiavamo tutti insieme a pranzo e le fette che avanzavano riapparivano nella mia cartella come merenda!


VERSIONE GLUTEN FREE
Ingredienti: 200 gr farina di riso Scotti per torte, 50 gr zucchero di canna, 150 gr burro, 2 uova intere, latte q.b., sale, un cucchiaino di lievito senza glutine, 3 grosse mele.

Sbattere le uova con lo zucchero di canna, aggiungere il burro ammorbidito fino ad ottenere una spuma omogenea. Aggiungere la farina, un pizzico di sale e mescolare aggiungendo un po' di latte per mantenere l'impasto morbido, per ultimo mettere il cucchiaino di lievito. Preparare le tre mele sbucciate. Una tagliarla a pezzetti piccoli ed aggiungerla all'impasto. Versare il tutto in una tortiera rivestita con la carta da forno e guarnire con le due restanti mele tagliate a fette. Cuocere in forno a 180° per circa 45-50 minuti.
La farina di riso Scotti è in realtà un preparato che contiene già dello zucchero e del lievito, per questo bisogna aggiungere, se vi piace, poco zucchero e in questo caso, essendo la torta di mele piuttosto "pesante", un cucchiaino di lievito.

sabato 6 febbraio 2010

il peso della farfalla

"La sua vita a spasso di stagioni era andata col mondo. Se l'era guadagnata molte volte, ma non era roba sua. Era da restituire, sgualcita dopo averla usata. Che creditore di manica larga era quello che gliela aveva prestata fresca e se la riprendeva usata, da buttare.
Gli serviva credere che c'era un capomastro e che il mondo era il suo manufatto? Non serviva per parlargli, per crederlo in ascolto, però era un pensiero che teneva compagnia. Un padrone di tutto se c'era, non avrebbe permesso il guasto della sua roba, non l'avrebbe lasciata alla malora in mano alla specie degli uomini. Un padrone se c'era, s'era ubriacato e aveva perso la via di casa. Meglio se non c'era. L'uomo prosperava in sua assenza. Aveva imparato il bene e il male servendosi da solo. Era impossibile un padrone di tutto, però quell'impossibile teneva compagnia. Gli piaceva dire di fronte al cielo che calava in terra per la sera, un grazie al capomastro."

da "Il peso della farfalla" di Erri De Luca

Mi piace molto questo scrittore, l'ho scoperto sentendo per caso una sua intervista ed ho cominciato per curiosità a leggere i suoi libri. Ne sono rimasta affascinata, non tanto per le storie quanto per la profondità dei personaggi e la densità di ciò che trasmettono in immagini, sensazioni e sentimenti.

"Esistono in montagna alberi eroi, piantati sopra il vuoto, medaglie sopra il petto di strapiombi. Salgo ogni estate in visita a uno di loro. Prima di andare via monto a cavallo del suo braccio sul vuoto. I piedi scalzi ricevono il solletico dell'aria aperta sopra centinaia di metri. Lo abbraccio e lo ringrazio di durare" (da "Visita a un albero")

lunedì 1 febbraio 2010

cominciamo da qui


Una delle cose che più amo è camminare, non importa se sui sentieri di montagna o nelle strade di città o sulla spiaggia. Camminare guardandosi attorno e avere il tempo di osservare. In macchina non lo si può fare, in bicicletta ci si può concedere qualcosa...ma è a camminando che riusciamo a cogliere meglio le cose, le persone, i profumi. Ho camminato tanto quando ero ragazzina, sulle montagne che circondano la mia città e sulle Dolomiti dove andavo in vacanza con l'oratorio. E tante immagini sono ancora ben impresse nella mia mente. Immagini di paesaggi, volti di persone incontrate e solo salutate, animali, odori e suoni. Ora, con i bambini, è più difficile concedersi lunghe passeggiate ma il desiderio di trasmettere loro questa passione ci ha fatto riscoprire itinerai affascinanti e abbordabili anche con i piccoli.
In questo primo post vorrei condividere con voi "il sentiero degli gnomi".
Si parte dalla fonte Gajum sopra Canzo. Prendendo la mulattiera sulla sinistra si sale tranquillamente immersi in un bosco che sa di pino e terra umida. Dopo circa 45 minuti si arriva a Prim'alpe. E' uno spiazzo in cui si trovano un museo naturalistico, una struttura in grado di ospitare gruppi per ritiri o vacanze e un rifugio dove gustare i tipici piatti di montagna. Da Prim'alpe parte il sentiero "lo spirito del bosco", da noi ribattezzato "il sentiero degli gnomi". Su questo sentiero che percorre in costa la montagna si possono, aguzzando la vista, incontrare animali e gnomi intagliati nelle radici enormi degli alberi o in tronchi di piante ormai morte. Poco prima di arrivare a Terz'alpe, la nostra meta, ci si imbatte in un labirinto di tronchi e un tunnel veramente buio!
Ed eccoci a Terz'alpe. Un agriturismo/rifugio molto caratteristico con gli animali, capre, galline e mucche che gironzolano tranquillamente nei prati circostanti.
Qui si possono gustare piatti fatti con i loro prodotti, formaggi, yogurt, polenta ed in estate anche sorbetti alla frutta.
Per scendere di nuovo alla fonte si può seguire il sentiero geologico che segue il torrente. Tra alberi immensi, pozze d'acqua e ponticelli si possono raccogliere informazioni, attraverso i pannelli disposti sul sentiero, sulla geologia del posto. La prima volta ci siamo andati in autunno, il vento era freddo ma le sculture erano meno mimetizzate dalla vegetazione. Scendendo i bambini si erano divertiti a scivolare sulle foglie secche che ricoprivano il sentiero facendone un morbido tappeto. Ci siamo ritornati in primavera, con l'aria fresca ed il sole tiepido. I bambini si sono gustati quel paesaggio conosciuto mesi prima ed ora così diverso. Era divertente cercare di ricordare e riscoprire dove fossero gli abitanti magici di quel bosco ora pieno di verde e luce calda.